Liberate il Wi-MAX

Rilancio molto volentieri l'articolo di Alessandro Bottoni pubblicato sul sito del partito pirata sulla questione della liberalizzazione delle frequenze WI-MAX e soprattutto dell'assegnazione di tali frequenze, nella speranza che i soliti oligo/monopoli non la facciano franca anche stavolta.


Liberate il Wi-MAX

Se siete interessati al Wi-Fi od al Wi-MAX , e vedete in queste
tecnologie la possibilità di portare Internet là dove finora non è
potuta arrivare, allora aiutateci: queste tecnologie stanno per esserci
scippate dai soliti oligopolisti ed il nostro sogno di libertà potrebbe
svanire in una nuvola di fumo.

Wi-Fi e Wi-MAX come strumento di libertà
Fino ad oggi, per collegare un nuovo utente ad Internet è sempre stato
necessario fare arrivare fino a casa sua un cavo in rame (come quello
del telefono) od in fibra ottica. Questo vuol dire che per collegare ad
Internet un cittadino che abiti lontano dai principali punti di accesso
ad Internet può essere necessario stendere chilometri di cavo e spendere
cifre esorbitanti. Per questo motivo, quasi tutta la popolazione
italiana che vive lontano dalle grandi città è sempre rimasta esclusa da
questa tecnologia e da tutti i vantaggi che essa comporta (ad esempio
l'abbattimento dei costi di comunicazione voce che sono resi possibili
dall'uso di sistemi VoIP come Skype o Gizmo).

La necessità di stendere del cavo ha creato dei problemi enormi anche a
chi abita in città. Dato che stendere nuovi cavi in città comporta dei
lavori di costo molto elevato (ottenere licenze, spaccare strade,
stendere cavi, chiudere strade, etc.), in pratica tutti gli operatori,
tranne Fastweb, si limitano a noleggiare i cavi esistenti da Telecom.
Telecom sa di agire in regime di monopolio e fa i prezzi che vuole, a
tutto svantaggio del mercato.

Una prima soluzione a questo problema è stato l'uso di sistemi Wi-Fi .
Con questa tecnologia sono già state collegate ad Internet intere città,
come San Francisco e Bologna, ed intere vallate, anche in Italia. Il
Wi-Fi, tuttavia, soffre di alcune limitazioni tecniche che ne
impediscono l'uso su distanze “geografiche” (diciamo, oltre il
chilometro di distanza, per intenderci) e con bacini di utenza di
dimensioni “metropolitane” (una piccola città od un grosso paese).

L'evoluzione del Wi-Fi nella direzione delle applicazioni “geografiche”
e “metropolitane”  è un nuovo standard noto come Wi-MAX . Questo standard
permette di coprire una intera vallata alpina con un singolo ripetitore
e di accontentare tutti i suoi abitanti.

Sfortunatamente, le frequenze usate da Wi-MAX sono di proprietà
dell'esercito e solo a Dicembre 2006 si è raggiunto un accordo per
liberalizzarle. Ora si pensa di assegnarle agli operatori commerciali
con delle aste pubbliche molto simili a quelle usate per assegnare le
frequenze dell'UMTS.

Perchè le aste sono una idea sbagliata?
Il caso dell'UMTS ha reso evidente il motivo per cui mettere all'asta le
frequenze è una pessima idea: gli alti costi dell'asta devono poi essere
scaricati sull'utente finale e, di conseguenza, trasformano in un
prodotto di lusso, accessibile a pochi privilegiati, quella che avrebbe
dovuto essere una soluzione tecnica destinata ad abbattere i costi di
connessione ed a favorire i meno abbienti.

Non solo, questa situazione esclude dal mercato i piccoli operatori e,
di conseguenza, rinforza ulteriormente la posizione di mercato ed i
privilegi delle grandi aziende del settore.

Il fardello storico dell'UMTS
Nonostante il fatto che le aste siano una idea palesemente sbagliata, è
molto probabile che venga intrapresa ugualmente questa strada per
assegnare le frequenze del Wi-MAX . Il motivo è ovvio: se si
liberalizzasse l'accesso alle frequenze del Wi-MAX , chiunque, con pochi
soldi, potrebbe fare concorrenza alle grandi aziende che operano nel
settore della telefonia e che usano lo standard UMTS. Queste aziende
hanno pagato decine di milioni di euro per avere quelle frequenze e non
vogliono certo vedersi rubare il mercato dai primi arrivati.

A questo punto, è chiaro che gli interessi di queste aziende sono
palesemente in contrasto con gli interessi della comunità e dei
consumatori.  Di conseguenza, è necessario far sentire la propria voce
per impedire che, ancora una volta, sia il più debole a dover soccombere.

Una modesta proposta
Una soluzione corretta ed intelligente al problema delle assegnazione
delle frequenze esiste da tempo ed è già usata nella vita quotidiana: è
la stessa soluzione legale usata per evitare la proliferazione delle
antenne paraboliche sui tetti dei condomini.

Come probabilmente saprete, la legge prevede che non si possa (non si
potrebbe…) installare liberamente una antenna parabolica sul tetto del
palazzo se già esiste un impianto analogo. La legge prevede che il
secondo arrivato abbia il diritto a collegarsi all'antenna esistente a
patto che non crei problemi al proprietario e che gli versi una parte
della cifra spesa per l'installazione dell'antenna, diciamo il 50%.

Quando viene applicata al Wi-MAX , questa soluzione funziona nel modo
seguente.
1)Il primo operatore che vuole coprire una certa area installa a sue
spese l'antenna ed i ripetitori. Questi ripetitori usano una o più
frequenze, scelte tra quelle disponibili.
2)Chi arriva per secondo, ha il diritto (previsto per legge) di usare la
stessa antenna, gli stessi ripetitori e le stesse frequenze per offrire
lo stesso servizio ai suoi utenti. Ovviamente, è tenuto a pagare il 50%
dei costi dell'antenna e dei ripetitori a chi l'ha installata. Il
secondo arrivato è anche tenuto a non creare problemi a chi ha
installato l'antenna ed i ripetitori. Di conseguenza, se il traffico che
produce è tale da creare problemi, deve installare altri ripetitori a
sue spese.

In questo modo è possibile servire una certa zona con una sola antenna
che viene usata e condivisa da più operatori, massimizzando lo
sfruttamento delle frequenze e degli impianti, senza ricorrere a
meccanismi di assegnazione di tipo economico (aste) che favorirebbero i
più forti.

La suddivisione del traffico tra i diversi operatori può avvenire a
valle dell'antenna, sulla rete digitale, esattamente come avviene da
tempo per la condivisione dello stesso cavo in rame tra i diversi
operatori della telefonia.

Che fare?
Informatevi su questi temi. Maturate una vostra opinione. Diffondete le
informazioni che avete raccolto e le opinioni che avete maturato. Solo
la presenza di milioni di testimoni come voi, attenti e tecnicamente
competenti, può costringere i nostri politici a rendere conto del loro
operato e, di conseguenza, ad agire veramente nell'interesse della
comunità e dei singoli cittadini/consumatori. Solo in questo modo si può
evitare che vengano ulteriormente rafforzati i privilegi degli
oligopolisti già esistenti.

Se potete, aiutateci in questo Google Bombing. Create una pagina web in
cui parlate di Wi-Fi , di Wi-MAX o di altre tecnologie affini ed inserite
da qualche parte un link di questo tipo:

<a xhref="http://www.partito-pirata.it/liberate_il_WIMAX.html">Wi-MAX </a>
Se il numero di link di questo tipo sarà abbastanza alto, chiunque
cercherà il termine Wi-MAX su Google nei prossimi mesi finirà per
inciampare in questa pagina e sarà quasi costretto a conoscere le nostre
opinioni su questo delicato tema. La nostra speranza è che leggano
questo documento anche le persone che dovranno prendere decisioni in
merito (politici e loro consulenti) e chi dovrà presentarle al pubblico
(giornalisti).

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