Appello agli europarlamentari per impedire la blindatura totale

Pubblico e diffondo molto volentieri un appello rivolto agli europarlamentari per sensibilizzarli a modificare una proposta di direttiva che per l'ennesima volta tenta di blindare la conoscenza e l'accesso ai contenuti in favore delle lobby a discapito di tutte le piccole medie imprese e dei privati cittadini che trarrebbero maggiore vantaggio, economico e culturale, dalla creazione di un nuovo modello di business basato sull'innovazione tecnologica ma soprattutto sull'accesso alla conoscenza.
Nell'occasione l'appello è stato fatto dal senatore dei Verdi Fiorello Cortiana, già attivo in passato per temi di questo tipo, ma ci tengo a precisare che un impegno in questo senso sarebbe auspicabile, e benvenuto, da tutte le parti politiche italiane.



Gentili Membri del Parlamento Europeo,
la
pirateria e la contraffazione causano un grave danno alle economie
dell'Unione Europea, la Commissione Europea a questo fine ha proposto
una Direttiva contro la contraffazione e la pirateria anche in
relazione alle misure penali finalizzate ad assicurare il rispetto dei
diritti di proprietà intellettuale. Le conseguenze e le misure di
questa Direttiva avranno a che fare con un ecosistema cognitivo
particolare, quale quello della rete digitale interconnessa di internet
che, per sua natura costitutiva, non conosce la condizione di scarsità,
consente la condivisione della conoscenza e si configura come una
impresa cognitiva collettiva.



In
modo avvertito, il Consiglio d'Europa nel 2000 ha promosso l"agenda di
Lisbona" affinché l'Europa possa diventare entro il 2010 "l'economia
basata sulla conoscenza più competitiva e dinamica del mondo, in grado
di realizzare una crescita economica sostenibile con nuovi e migliori
posti di lavoro e una maggiore coesione sociale".

Nell'economia
della conoscenza la condivisione della stessa costituisce un fattore
abilitante, per questo "access" e "openness" sono due dei quattro punti
che l'Onu ha posto al centro del confronto mondiale nelle due sessioni
del summit WSIS (Summit mondiale sulla Società dell'informazione –
Ginevra, Tunisi) e nei successivi cinque Forum annuali IGF (Forum sulla
Governance di Internet, Atenè06, Brasilià07, ecc.)

Quando
pensiamo alle conseguenze della proposta di una direttiva, nel "primo
pilastro" (riguardante le politiche economiche, sociali ed ambientali
della comunità) dobbiamo considerare che essa introduce per la prima
volta misure penali riguardanti il livello minimo della pena che gli
stati membri dovranno recepire con specifico provvedimento legislativo
indipendentemente dalla loro legislazione. con particolare riferimento
al lavoro delle PMI europee (che rappresentano la gran parte del
tessuto economico dell'Unione), è un freno allo sviluppo stesso della
nostra economia.

Perché la possibilità da parte delle aziende,
le più grandi in questo caso, di intervenire direttamente nelle
indagini di polizia è qualcosa che non appartiene ai principi e ai
valori sui quali l'Europa e i suoi stati membri sono stati costruiti,
cioè quelli di stato di diritto e monopolio della forza.

Nella
Relazione al Parlamento Europeo della Commissione Giuridica, accanto
all'introduzione di un concetto simile al "Fair Use" per i contenuti
coperti dal diritto d'autore, la distinzione tra uso commerciale e uso
personale dei contenuti scambiati per via digitale risulta ambigua e
contraddetta.

La Convenzione di Strasburgo del 2001 sul
"cyber-crime", in vigore, definisce atti criminali di violazione del
copyright quelli commessi "intenzionalmente, su scala commerciale a
mezzo dei sistemi di computer" così l'Organizzazione Mondiale del
Commercio (WTO) nell'"Accordo sugli aspetti dei Diritti di Proprietà
Intellettuale attinenti al Commercio" (TRIPS) all'art.61 prevede
sanzioni per " la contraffazione dei marchi e la pirateria del
copyright su scala commerciale ".

Fino ad ora l'orientamento
comunitario e la Direttiva 31 del 2000 sul commercio elettronico,
esplicitamente non equipara lo scambio di contenuti digitali alla
contraffazione e invece sottolinea l'importanza
dell'autoregolamentazione.

Il fatto che una persona possa
trarre un vantaggio dallo scambio di contenuti digitali non significa
che ne faccia commercio e mercato, la cosa può dare conseguenze penali
ai "navigatori" invece di indurre a nuovi modelli commerciali le
imprese di contenuti digitali, con particolare riferimento al lavoro
delle PMI europee (che rappresentano la gran parte del tessuto
economico dell'Unione): è un freno allo sviluppo stesso della nostra
economia.

Pirateria e contraffazione sono fenomeni diversi e
solo in parte coincidenti, certamente possono essere concepite sanzioni
penali comuni contro la contraffazione intesa come produzione e
distribuzione in scala economica e seriale di prodotti falsificati, e
ciò risponde anche ad una fondamentale esigenza di tutela dei
consumatori in ambito europeo, ma tuttavia non si possono sottoporre a
sanzione penale in modo generico e indiscriminato tutti quei
comportamenti che con l'uso delle tecnologie informatiche di
comunicazione possono incidere sul copyright e sui diritti connessi,
saltando a piè pari una definizione degli atti penalmente rilevanti
come quella, finora adottata e chiarissima, di "scala commerciale", che
ha anche finora costituito il punto di equilibrio ponderato per
l'intervento penale in una materia ed in una rete di rapporti economici
assai delicata.

Sono evidenti e delicatissime le implicazioni
esistenti tra scambio interattivo di contenuti digitali, motivazioni
individuali o sociali degli utenti e dei consumatori e rischi per le
libertà e la riservatezza in tema di acquisizione e trattamento dei
dati personali di traffico e connessione che una formulazione ambigua e
generica delle nuove norme renderebbe possibile, rischi incompatibili
con le tendenze di difesa della persona.

Con nuove tecnologie
interattive come il DVB e le future apparecchiature che costituiranno
l'evoluzione degli attuali televisori – lettori dvd, impianti Hi-Fi,
telefoni cellulari e non, radio digitali, ricevitori satellitari, media
center e computer – il flusso di informazioni digitali e dei dati
personali individuali rischierebbe di essere completamente sottratto al
controllo degli utenti finali e qualunque informazione di consumo
individuale diventerebbe disponibile in base a quanto previsto o
concesso dal detentore dei diritti di proprietà intellettuale mediante
una infrastruttura tecnologica pervasiva, pagata dagli utenti finali
sia in termini di costi economici che anche e soprattutto in termini di
libertà digitali e di accesso alla cultura. Chi controllerà questa
struttura disporrà di un potere immenso e senza precedenti nella
storia, utilizzabile per qualunque fine non solo commerciale ma anche
di controllo politico e culturale.

Proprio alla luce delle
questioni oggetto del confronto internazionale la questione della
proprietà intellettuale in relazione alla rete digitale interconnessa
internet e delle azioni di pirateria e contraffazione ad essa correlate
è urgente attivarsi affinché nella trattazione della pirateria e della
contraffazione a danno della proprietà intellettuale vengano
esplicitamente distinti l'uso commerciale e l'uso personale dei
contenuti digitali e che siano chiaramente distinti ambito pubblico e
ambito privato nella creazione di "squadre comuni", tra aziende e forze
dell'ordine, specificandone il ruolo e le funzioni a garanzia della
riservatezza nel trattamento di dati personali di terzi e di
imparzialità nelle iniziative di polizia giudiziaria, limitando perciò
la presenza di soggetti privati ad una funzione tecnica di ausilio, che
ha senso solo con riguardo alla produzione in serie di prodotti
contraffatti, ed evitando pericolose e confuse commistioni.

Queste
considerazioni rendono efficace il fine della proposta di Direttiva per
contrastare la pirateria, la contraffazione e la malavita organizzata
ad esse legata, rispettando le finalità dell'"Agenda di Lisbona".

Vogliamo
promuovere la libera circolazione dei prodotti dell'ingegno, anche
attraverso le nuove forme di scambio rese possibili dalle tecnologie
informatiche, se prive di fini di lucro, che consideriamo un
fondamentale fattore di libertà, di eguaglianza e di diffusione della
conoscenza.

Per questo vi chiediamo di modificare in modo
coerente e senza ambiguità la Proposta di Direttiva che nel testo
attuale è un freno allo sviluppo stesso della nostra economia.

Cordialmente,
Sen. Fiorello Cortiana"

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