Stallman – Riflessioni su un’intervista: scuola italiana

Intervista a Richard StallmanStamattina Pietro Battiston ha postato sulla ML pubblica del GNU/LUG Perugia un link ad un interessante video che riporta un’intervista a Richard Stallman.
Potete vedere l’intervista all’indirizzo http://www.archive.org/details/Stallman_180 .
Purtroppo non sono riuscito a capire la data precisa in cui è stata fatta l’intervista (anche se credo sia abbastanza recente dato che Stallman nomina i JumPC) quindi avverto che le mie impressioni potrebbero non essere riferite alle stesso contesto a cui si riferisce Stallman.

Ad ogni modo mi è piaciuto sentire l’opinione di Stallman sullo stato italiano relativamente alla questione scuole e informatica. E mi ha fatto venire in mente tutta una serie di riflessioni.


In primis vorrei fare un po’  il pignolo, magari a beneficio di altri intervistatori futuri.
Anche se bisognerebbe sbobinarlo per analizzare bene le parole, alcune frasi sono decisamente sbagliate.
Tipo l’introduzione che dice:
” […] libertà di navigare, modificare, condividere. E’ l’assunto alla base del Software Libero, il sistema operativo ideato da Richard Stallman nel 1983 […]”
Navigare?!
E soprattutto, Software Libero = Sistema operativo ideato da Stallman?!
Andrebbero corretti.

Considerando il suo consueto tono estremista (dal quale mi dissocio spesso e volentieri), nella sostanza ha ragione.
Dove sono finiti gli investimenti per il software libero promessi dai politicanti aspiranti parlamentari nelle ultime 2 o 3 campagne elettorali?
Non ne ho visti.
Per la verità i governi continuano a firmare accordi con Microsoft per indottrinare tutti gli studenti ad imparare come si usa Windows piuttosto che imparare l’informatica. Che come sappiamo sono due cose ben diverse.
Ben venga la pluralità, facciamo usare agli studenti anche Windows ci mancherebbe, dopotutto è diffusissimo e non si può non conoscerlo se si vuole avere una panoramica completa e poter decidere liberamente quale utilizzare.
Ma concordo pienamente con Stallman quando sostiene che è fondamentalmente sbagliato insegnare agli studenti ad usare un sistema operativo (spesso con altri annessi e connessi) che poi ti obbliga, andando avanti con gli studi, o a dare soldi ad una multinazionale americana o a fomentare la “pirateria” informatica.
Sbagliato per tutta una serie di ragioni anche al di la delle sole questioni di principio (che sono comunque giuste). Alcune delle principali che mi vengono in mente sono, ad esempio:

  • Ragioni economiche: perché lo stato italiano deve pagare milioni di Euro solo per le licenze software e per di più ad un’azienda estera quando potrebbe spendere gli stessi soldi direttamente in formazione su alternative libere attingendo a professionalità in loco? E non per fare il protezionista, ci mancherebbe, ma poi non ci lamentiamo che c’è tanta gente che vorrebbe insegnare e non c’è posto.
  • Ragioni tecniche: perché vincolarsi ad un fornitore unico? Perché non riutilizzare la gran quantità di PC obsoleti nelle soffitte delle scuole su cui non gira Windows? Magari poi ci lamentiamo che non ci sono soldi per l’hardware nuovo, ed è vero, ma invece di utilizzare la politica dell’usa e getta, che poi fa diventare i bambini pure un po’ troppo consumisti, utilizziamo al meglio quello che c’è.
  • Ragioni politiche: perché Microsoft può prendere accordi per milioni di euro direttamente col governo di turno senza gare d’appalto di nessun genere quando io con la mia azienda devo mandare fasci di carte bollate anche solo per fornire 10.000 euro di lavoro ad un ente pubblico?

E ne potrei nominare molte altre probabilmente, ma il concetto alla base è che a mio parere è inaccettabile che Microsoft venga pagata profumatamente mentre alle aziende e ai professionisti italiani e non che vorrebbero e potrebbero portare il software libero nelle scuole viene quasi continuamente chiesto di farlo gratis o a prezzo simbolico.
Questa strategia esclude quasi completamente le aziende e i professionisti; esclude dai giochi tutti coloro che non siano multinazionali con le relative grandi disponibilità finanziarie, perché un investimento etico un’impresa piccola e un professionista lo sa e lo può fare, ma non con l’obiettivo di rimetterci, altrimenti lo fa una volta e poi o non lo può portare a termine oppure non lo potrà più rifare. Non avrebbe senso e i risultati sarebbero sicuramente scarsi.
Così la prospettiva giusta, ovvero quella di far integrare il software libero nel sistema scolastico, non verrà mai raggiunta. Sembrerà sempre una cosa giusta e bella ma solo per idealisti.
Probabilmente è quello che si vuole lasciar credere.

Con la metà dei soldi dati a Microsoft negli ultimi 10 anni i governi italiani avrebbero potuto formare un sacco di nuovi docenti su piattaforme libere affinché questi potessero insegnarle a loro volta agli studenti.
E questo è un altro grosso problema: tantissimi professori e insegnanti di informatica non ne sanno un tubo: come pretendiamo che la insegnino?

Per fortuna che enti pubblici locali, diversi dal governo centrale, paiono avere, oltre che maggiore sensibilità sull’argomento, anche programmi concreti, finanziamenti e, soprattutto, risultati. Ma la scuola italiana soffre sempre più di arretratezza. L’ultima concreta innovazione didattica di livello nazionale è ferma a prima della seconda guerra mondiale.

Faccio appello ai miei amici residenti all’estero di dire la loro sui sistemi scolastici di paesi diversi. Sarebbe ora di farci dare una mano per ripensare al nostro sistema scolastico.

Mi fermo qui ma il tema mi sta veramente a cuore.
Magari ci ritorno.

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