Il timbro

La domanda è semplice e contemporaneamente irritante e frustrante per chiunque abbia sete di un po’ di efficienza e di voglia di fare le cose “al verso” come si dice dalle mie parti.

Perché nel 2015 in Italia ancora ti chiedono IL TIMBRO per firmare documenti?

Capite il punto?
Qui si discute di ecommerce, piattaforme software, agenda digitale, informatizzazione, software libero, riuso, innovazione (una delle parole usate peggio degli ultimi tempi) e chi più ne ha più ne metta.
Ma ogni volta che vado in banca o alle poste o abbia a che fare con un’assicurazione o con  un ente pubblico per pratiche aziendali (ma per le associazioni è uguale per dire) non solo mi chiedono di fare millemila firme su moduli di carta, ma mi chiedono di portare IL TIMBRO!

Non dico di non firmare neanche un foglio.
Non dico di arrivare alla firma GPG per tutti.
Non dico di implementare tutto come smart contract su una blockchain.

Ma il timbro con l’inchiostro no, non lo sopporto più come elemento necessario (se non essenziale) per concludere una pratica.

E la cosa irritante è che non puoi evitare di usarlo, perché la legge alla fine lo prevede, e quindi devo pure metterli sui contratti per i miei clienti, che suppongo ne farebbero volentieri a meno almeno quanto me.

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